Recensione: Lo scrittore e la bambina

LO SCRITTORE E LA BAMBINA 

 “Lo scrittore e la bambina” pubblicato da Arkadia Editore, di Maria Caterina Prezioso autrice che riesce a coinvolgere il lettore anche con questa sua ultima pubblicazione, una storia ispirata da eventi reali che avvalora l’intensità il senso intrinseco della vita.
Un confine tra ciò che è ciò che sarà, ambientata in un quartiere romano nel periodo del boom economico a pochi passi dalla conclusione della guerra, negli anni sessanta, l’intreccio di due elementi apparentemente in antitesi ma legati dalla loro unicità identitaria: lo scrittore e la bambina. Il tutto si snoda in una continua alternanza di vita quotidiana che apre lo spiraglio a visioni nuove e introspettive.

“L’uomo, steso sulla panchina del giardino comunale, pare dormire. La lettera gli sbuca dai pantaloni: pende fuori come un calzino floscio, un guanto distratto che si sta lasciando andare, pende come la coda di un gatto dal camino. Mi avvicino con cautela. …… Sulla nostra panchina c’è questo uomo disteso, vestito di tutto punto da alto funzionario di governo. Mi giro a guardare mia madre che viene verso di me, ma non sembra vedere l’uomo. Nessuno pare vederlo.”

Una panchina in un giardino comunale diviene luogo d’incontro, un incontro che segnerà i destini dei due protagonisti e come un’onda d’urto di chi fa parte della loro sfera. Una bambina e un famoso scrittore Ennio Flaiano, vincitore al tempo già del Premio Strega, anche se per la bambina lo scrittore è semplicemente zio Flaiano, un amico compagno di giochi e di mille avventure che riescono a intrecciare durante i loro incontri. Un divenire comune di crescita e scambi inaspettato visto le due differenti entità, ma forse proprio perché entità non così lontane l’una dall’altra. La panchina in effetti simboleggia socialità e condivisione, spazio di unione già nel suo divenire, dove si può sostare, osservare, riposare e dialogare o, ancora può rappresentare malinconia, attesa di qualcuno che non verrà o solitudine introspettiva. In particolare in letteratura la panchina svolge la funzione di luogo d’incontro e di dialogo tra i personaggi. Un rapporto in cui la bambina donerà con il suo senso del contrario la forza di far crollare la corazza di chiusura dello scrittore e viceversa lui le donerà la capacità critica di osservare la realtà e la capacità di narrare.

“Non sono pensieri da bambina, dico a me stessa. Allora provo a fare qualcosa di più che a mia madre non riesce: provo a far sorridere la malinconia, che beta si dissolve poco a poco come nebbia quando esce il sole; ancora di più, cerco a tutti i costi di tramutarla in una risata. Non è mica facile.”

La magia dell’incanto fanciullesco accompagna tutta la narrazione che si intreccia ad ogni tipo di tema del quotidiano vivere in quel determinato contesto storico. L’autrice Maria Caterina Prezioso dona al lettore la possibilità di fare proprio il punto di vista della bambina arricchito da quello dello scrittore per determinare un nuovo modo di interpretare la quotidianità, con una realtà nuova dal proprio punto di vista.

Simona Trunzo

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