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Recensione:"Siddartha"

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Siddartha di Hermann Hesse, edito Adelphi  Siddartha di Hermann Hesse( premio Nobel 1946) rappresenta un piccolo scrigno del grande universo dell’autore, che predilige personaggi dai caratteri inquieti alla ricerca della verità assoluta del mondo, un perdersi per ritrovarsi, in un percorso costellato di ciò che la regia della vita stessa può offrire, così come il protagonista Siddartha attraversa le circostanze esteriori di una realtà contemporanea e tangibile al protagonista che farà suoi, i testi sacri dell’India , imponendosi rinunce, mortificazioni, digiuni, silenzi isolamento e anche l’opposto di tutto ciò, alla ricerca di una risposta che scoprirà coincidere con il sé. Il velo di Maya Parallelamente alla ricerca e il raggiungimento del Nirvana, il filo conduttore del racconto è il carpire ciò che si cela nella realtà delle cose, un po' l’essenza del Velo di Maya che si ritrova nella cultura induista, il velo nasconde la verità agli uomini. Tutti i santi, profeti e guru dopo ...

Recensione:"Inseparabili"

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  Inseparabili di Michael Robotham Michael Robotham con “Inseparabili” edito Fazi Editore introduce il lettore in un confine tra thriller e percorso psicoanalitco che svela e introduci non solo perfettamente nella trama ma nell’animo dei personaggi e del loro inconscio. Terzo volume, dopo “Brava ragazza, cattiva ragazza” e “La ragazza che viene dal buio”, che racconta le avventure dello psicologo forense Cyrus Haven che si cimenta nel risolvere casi di omicidi al limite dell’orrore con il supporto della giovane Evie Cormac, la cui dote è quella di captare istintivamente quando qualcuno mente. “L’uomo mi lancia un’occhiata, ma vedo l’ombra del suo dubbio sul suo volto. La bugia. Non so come faccio a capire queste cose”. La bugia. La bugia è compagna fedele di ogni essere vivente, una falsa affermazione per trarre in inganno a favore di chi afferma la stessa, ma anche, la bugia, è quella verità distorta che si accetta come propria negando la verità di sé stessi, cadendo in una sequen...

Recensione:"Manifesto della melanconia"

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Manifesto della melanconia” di David Ritz Finkelstein, Adelphi Manifesto della melanconia è un’analisi o se si preferisce un approfondimento di ciò che rappresenta una grande opera del passato di Albrecht Dϋrer un’incisione del 1514, che già nel suo divenire è intrinseca di un fascino mistico e alchemico, appartenente alla tecnica utilizzata dell’incisione e soprattutto in questo caso alla simbologia degli elementi rappresentati. Un’opera che per essere vissuta va privata della sua struttura portante, per poi riorganizzarne il senso, il pensiero.  Il titolo dell’opera stessa è un anagramma, metodo utilizzato spesso nel medioevo creata per poi essere stravolta e ricomposta, un sotterfugio per difendere messaggi, pensieri e capacità intellettuali, insomma un miscuglio di lettere il cui significato reale non è quello apparente. Ad esempio: bibliotecario- beato coi libri, mentre “Melanconia” è il corrispettivo di “limen caelo”. Limen rappresenta la soglia, che può essere interpretata a...

Recensione:"Tutti i mondi possibili"

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Tutti i mondi possibili di Telmo Pievani  “Tutti i mondi possibili” di Telmo Pievani edito Raffaello Cortina Editore guiderà il lettore in un’avventura coinvolgente muovendo i primi passi, o meglio le prime parole nella grande biblioteca dell’evoluzione, una storia vera e ai confini della realtà, protagonista Frances Arnold, chimica e ingegnere, vincitrice del premio Nobel nel 2018 “per i suoi lavori su enzimi, peptidi e anticorpi. L’autore Telmo Pievani, filosofo italiano specializzato in evoluzione, con acuta maestria introduce in modo comprensibile anche ai più ostici in una dimensione che apparentemente inaccessibile caratterizza la vita e la sua evoluzione. Tutto ha inizio da un incontro casuale, a Madrid, non tra due persone ma tra la giovane protagonista e un libro: “La biblioteca di Babele di Borges”, un racconto breve che cambia la prospettiva di pensiero di Frances Arnold, che inghiottita in questa dimensione si apre a nuove rivelazioni. La biblioteca di Borges da tutte l...

"Dotto o in-dotto"

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“ DOTTO O IN-DOTTO !” Il termine dotto definisce una persona colta, erudita, di ampie conoscenze. Uno stato indefinito che definisce e di cui molti si appropriano con arroganza e non certo con la simpatia di Dotto dei sette nani, il che ravviverebbe di molto la tracotanza di cui molti si rivestono. Già rivestirsi o meglio scegliere una copertura che non gli appartiene, una maschera che li rende sicure di un io che non gli appartiene e così fieri di aver scelto l’immagine di cui appropriarsi da non ricordare la propria identità. Tronfi di una falsa saccenza condita con un pizzico di maleducazione e molta polvere di arroganza a cui nessuno può sfuggire, soggiogati dal loro giudizio e la folle presunzione di dover essere grati di averli nel nostro misero cammino.  E in quest’era dove tutto e stravolto e vige la regola dei contrari, dove la normalità è un deficit e l’educazione rende stolti i poveri malcapitati agli occhi dei dotti, che con dedizione promuovono il loro sta...

Recensione:"Il capro espiatorio"

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Il capro espiatorio di Augusto Strindberg  Il capro espiatorio, di August Strindberg, non trae in inganno il lettore, ma è diretto e lineare in contenuto, stile e qualità descrittiva, una linea editoriale che rispetta la stessa casa editrice Carbonio Editore in ogni dettaglio. “Vede, avvocato, l’umanità è come una tela, filo dentro filo, e quando si tira un capo l’ordito si smaglia” Quindi a opera finita, dopo che sono stati disposti tutti gli elementi fondamentali si può ripercorre a ritroso l’ordito nella sua interezza, tirando un semplice filo che ricreerà il disordine iniziale. Questa l’apparente vita del protagonista Libotz, che nel creare la sua trama e nell’assistere passivo al disfacimento imposto dalla vita stessa, sviscera gli animi umani di un gruppo di persone che strutturano una società, quasi una tribù, ben ordinata in regole da essi stessi ricreate da poi poter destrutturare a proprio piacimento.  Relazioni di coppia che sono tutt’altro che questo, se non un ba...

Dissonanze armoniche

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"Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi" Nietzsche Dissonanze di colori che si scontrano inequivocabilmente nei contrasti cromatici poco convenzionali, quasi inusuali proprio come quella sensazione di disagio emotivo che esplode ogni qualvolta si è costretti a sopprimere la propria identità per il quieto vivere, una falsa cortesia che riduce al minimo il proprio ego a favore di discrepanze conflittuali, inevitabili quando non ci si può sottrarre a legami ipocriti e di falso perbenismo per il buon quieto vivere. Questa crepa si insinua lentamente sino a provocare una frattura emotiva che non ha sfogo se non nella liberazione ineluttabile del libero pensiero, metamorfosi del sé imprigionato in una tensione che vibra all' unisono come una sinfonia che riproduce un inno di liberazione di sé e dagli altri. Inesistente il senso armonie nell' antitesi di dissonanze che ci contraddistinguono rendendo tutti inesorabilmente diversi in un'...