Recensione: Sulle tracce di Colapesce
SULLE TRACCE DI COLAPESCE
“Sulle tracce di Colapesce “ di Nicola Micali autore e artista, che grazie alla sua passione per l’arte e l’amore per la sua terra d’origine, la Sicilia, si appassiona a leggende che intreccia nel suo quotidiano vivere, esprimendo sé stesso in questa narrazione leggendaria che assume nuova vita grazie alla sua introspezione esprimendo così quello stretto legame tra la sua terra e in particolare il suo mare.
“Questo racconto prende forma nell’antica città di Zancle, l’attuale Messina. È qui che si snoda la storia di un giovane palombaro della Marina Militare italiana di cui volutamente non riveleremo il nome. Ciò che conta davvero non è chi egli sia, ma ciò che porta nel cuore; un amore profondo per la sua terra e per il mare che la circonda, un legame viscerale, inscindibile, forgiato dall’infanzia Cresciuto tra le onde e le leggende …”
Il mare protagonista misterioso del racconto in una realtà misteriosa e fantastica che cela segreti inestimabili relativi sia alla sua essenza e sia a ciò che ne è divenuto parte integrante. Simbolo arcano di mistero e inconscio che si ripete nel suo moto perpetuo che rappresenta quiete e travolgente forza distruttiva, da cui tutto si distrugge per rinascere a nuova vita, una purificazione che diventa anche spirituale. In questo travolgente e affascinate mare di Messina un protagonista curioso e amante del mare: un palombaro. Ma che cosa rappresenta il palombaro? Si tratta di un subacqueo che utilizza un particolare equipaggiamento: un elmo una tuta gonfiabile e scarponi zavorrati per poter riuscire a camminare sul fondo del mare, il così detto scafandro, ma il suo essere simboleggia coraggio e solitudine, caratteristiche per quella che è poi fondamentalmente l’esplorazione non solo dei fondali, bensì del proprio inconscio, incarna un uomo contemporaneo alla ricerca dei misteri da svelare. In questa lettura il palombaro della leggenda rivive una seconda vita attraverso le dinamiche del prescelto che ripercorrerà la sua stessa esperienza.
“Il palombaro restò immobile a lungo. I tre pesci lo fissavano, in silenzio, mentre lui stringeva il monile tra le dita. Una parte di sé voleva voltarsi e tornare indietro. “Come potrei farcela? È un’impresa troppo ardua per me” pensava. “Io non sono un eroe. Forse sono solo un uomo pieno di sogni… che non vuole guardare in faccia la realtà.”
Coraggio paura curiosità dell’ignoto, elementi che accompagneranno il protagonista in questa sua avventura surreale, tra mito leggenda e realtà, alla scoperta di ciò che è stato e potrebbe essere, il tutto avvolto dalla passione comune per il mare e la propria terra, radici come indice di stabilità e fondamento, dove tutto ha inizio e prende forma. Prove da superare e rivivere, per un passato che torna a essere presente in unico elemento che ridona vita a un’avventura già vissuta. Una ricerca che sarà anche personale, nel ricorrere a risorse inaspettate di sé e nuove consapevolezze.
“Il palombaro si trovò davanti a un’enorme costruzione gotica dalle cuspidi altissime: un castello di cristallo così imponente da sembrare quasi sfiorare la superficie del mare. Le pareti trasparenti brillavano fievolmente sotto i rari raggi solari che filtravano fin laggiù, rendendo l’intera costruzione irreale, sospesa tra luce e ombra.”
Il viaggio fantastico non si avvale solo delle descrizioni dell’autore ma anche delle sue illustrazioni, che arricchiscono il valore empatico della narrazione accompagnando il lettore alla scoperta di un passato che è presente e un presente che è passato, così come il mito e la realtà.
Simona Trunzo
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