Premio Letterario Giuseppe Berto: Cuoio
Si è chiusa a Capo Vaticano l'undicesima edizione della rassegna estiva dedicata allo scrittore e drammaturgo veneto che aveva scelto la Calabria come terra d'adozione
Gabriele Cavallini con "Cuoio" vince il premio letterario Giuseppe Berto
"Cosa siamo diventati?". Un viaggio introspettivo alla ricerca dell' essenza di sé e del senso della vita che ci trafigge e scolpisce a suo piacimento. Una famiglia, un lavoro fatto di tradizione, una tradizione che svela crudeltà e quanto di più abbietto possa essere narrato e vissuto . Una famiglia, un'azienda, il fallimento che resta inciso nella carne lasciando cicatrici che diventeranno una nuova realtà di sé. Il mestiere, quello del conciaiolo, che irradia le oscure e spietate viscere di Santa Croce sull’Arno, centro della cosiddetta “zona del cuoio”. Una linfa che per nulla vitale, perisce nell' assenza del sé.
Un'espressione amara, come se la famiglia Cavalcanti fosse condannata a non esistere più una volta dissipata ogni traccia dell' attività di famiglia.
"E non so quello che voglio. Non riesco a individuare l’imperfezione in questa pelle. Lo spreco di risorse è il peccato più grande per un conciaiolo. Lo scarto è la ricchezza per gente come noi, non c’è equilibrio che tenga nel mestiere della concia: o prosperi o muori. O ti innalzi in cielo o ritorni alla terra. E noi ci siamo scavati la fossa con le nostre mani."
La perseveranza del protagonista e la sua caparbietà si intrecciano con gli eventi della quotidianità personale e quella della sua famiglia e del suo lavoro, così Michelangelo è intrappolato in un mondo che vive di morte: un lavoro che avvelena il terreno e i corpi, che divora famiglie e legami. La realtà di un passato oscuro che limita ogni prospettiva futura di cambiamento.
"E ogni settimana mi sento strappato dal mondo e sotterrato, e ogni settimana rinasco, osservando il perpetuarsi ciclico del gesto che mi elimina dal mondo."
Un perpetuo rinnovarsi in una instabile affermazione di sé è ciò che potrebbe essere con la vana speranza di trovare un obiettivo per cui lottare. Ma li stesso finale del romanzo aprirà un varco di speranza, racchiuso in quell' attimo in cui il libero arbitrio può restituire una dignità persa, il coraggio di rinnovarsi e nella consapevolezza dei propri limiti e nel cammino che il destino ci riserva.
Simona Trunzo
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