Intervista a Olimpio Talarico, tratto da"Le parole scomparse" Ginevra: Tracce d' Autori tra i borghi di Calabria.
“L’avventura è cominciata da qui, pronta per mandare in stampa le avventure della nostra giovane amica Ginevra, manca poco per festeggiare il primo anno dalla sua pubblicazione e ristampa, generosi tutti coloro che hanno accolto le parole che narrano di autori e borghi di Calabria. Un racconto di un viaggio fantastico che riporta alla bellezza reale del luogo di Calabria e alla indistinta bravura degli autori in esso narrati. Ginevra è pronta a riprendere il suo cammino per divulgare la sua passione per una terra irruenta e anomala in ogni sua visione distopica, pronta comunque a far risplendere bellezza natura arte e cultura, una pietra grezza che è pronta a donare uno splendido diamante. Prima di completare il calendario degli incontri di “Le parole scomparse”, Ginevra: tracce d’Autori tra i borghi di Calabria, condividiamo l’intervista dell’autore Olimpio Talarico contenuta nella pubblicazione come dono prezioso dell’autore stesso, che ha dato il via alle avventure della protagonista della storia proprio da Caccuri. Un’ occasione ulteriore per riprendere le pubblicazioni di Parole inespresse che per un breve periodo è stato silente.
G.- Lei è uno dei fondatori del Premio Caccuri, com’è iniziata questa avventura?
Olimpio Talarico-Inizia dodici anni fa in questo borgo che, come altri vittima dello spopolamento è sempre più desolato. La forza del festival consiste nel proporsi la valorizzazione degli scrittori del territorio e promuovere il valore della lettura e anche l’intento di ripopolare il borgo con l’obiettivo che non avvenga esclusivamente in questo frangente ma in tutto l’arco dell’anno.
G.- Quali i propositi prossimi per il Premio Caccuri e i cambiamenti da apportare per le generazioni future?
Olimpio Talarico- Direi che per il Premio noi cerchiamo di rinnovarci ogni anno e l’obiettivo è sempre quello di far arrivare in una terra difficile, in una provincia difficile la cultura, i libri, i giornali, le televisioni e principalmente l’impegno a coinvolgere sempre più i giovani in modo graduale e costante, anche con i nuovi progetti.
G.- Grazie, proseguirei ora con il parlare dello scrittore. Il romanzo “Avrei voluto scriverti cantando” è ambientato a Caccuri, protagonista imprescindibile che prende vita in ogni descrizione e garante di un’atmosfera sospesa, due famiglie attraverso cui si snoda un intreccio ricco di personaggi, luoghi e tradizioni. Sono rimasta colpita molto dalla simbologia della gabbia, in cui il padre adagia le lettere da far leggere alla figlia Carolina, come depositarie di parole ponderate e custodite che possono essere solo liberate attraverso la scrittura che ridona vita alla storia passata: parole imprigionate in una gabbia morale liberate solo attraverso una scrittura che consentirà di prendere il volo. Cosa caratterizza i personaggi di questo romanzo?
Olimpio Talarico- Direi proprio quello di non restare in sospeso, bensì operarsi per una ritrovata identità e verità che possa introdurre a una nuova realtà.
G.- Ho notato anche che a ogni inizio di capitolo sono riportate frasi di scrittori e in maggioranza si palesa Franco Costabile. Un motivo particolare per questa scelta?
Olimpio Talarico- Direi semplicemente che le poesie di Costabile sono state quelle che si sono prestate maggiormente a introdurre quanto racchiuso nel romanzo, in particolare per il periodo storico narrato e la realtà dei fatti.
G.- Chiedo ora: la nostalgia e l’amore per la terra d’origine ha scaturito la passione per la scrittura, proprio quando il distacco dalle origini per nuovi luoghi si è imposto nella sua vita. Quindi: qual è il filo conduttore che contraddistingue le sue opere e quali i messaggi che vorrebbe trasmettere alle nuove generazioni?
Olimpio Talarico- Un filo conduttore delle mie opere sicuramente è la nostalgia per un luogo, per i tempi che non ci sono più, per le persone che non ci sono più. Però mi soffermerei su una cosa: il rapporto tra nostalgia e amore che apparentemente sembrano due cose legate, in realtà la nostalgia non contiene soltanto un amore per la propria terra, ma contiene anche un rapporto difficile con la propria terra. La nostalgia genera necessariamente dolore per la scrittura diventa un modo e un luogo nel quale poter risolvere questo problema della nostalgia……”
La parte mancante dell’intervista è contenuta nel libro "Le parole scomparse"
Rinnovo la mia stima per lo scrittore Olimpio Talarico che generosamente ha dedicato tempo per l’intervista , agli albori delle prime parole scritte del racconto di Ginevra, quando ancora era un sogno da realizzare.
Simona Trunzo
Commenti
Posta un commento