"Dotto o in-dotto"

DOTTO O IN-DOTTO!”


Il termine dotto definisce una persona colta, erudita, di ampie conoscenze. Uno stato indefinito che definisce e di cui molti si appropriano con arroganza e non certo con la simpatia di Dotto dei sette nani, il che ravviverebbe di molto la tracotanza di cui molti si rivestono. Già rivestirsi o meglio scegliere una copertura che non gli appartiene, una maschera che li rende sicure di un io che non gli appartiene e così fieri di aver scelto l’immagine di cui appropriarsi da non ricordare la propria identità. Tronfi di una falsa saccenza condita con un pizzico di maleducazione e molta polvere di arroganza a cui nessuno può sfuggire, soggiogati dal loro giudizio e la folle presunzione di dover essere grati di averli nel nostro misero cammino. 

E in quest’era dove tutto e stravolto e vige la regola dei contrari, dove la normalità è un deficit e l’educazione rende stolti i poveri malcapitati agli occhi dei dotti, che con dedizione promuovono il loro status in una sequenza caleidoscopica di ciò che non è e non dovrebbe essere: un sistema in cui la dignità personale deve essere sconfitta e sconfinata per un’omologazione del cattivo gusto e dei cattivi sensi.  Si corre il rischio di cadere in uno stato di catalessi, una stasi ipnotica che rende privi di raziocinio. Così si creano dei circoli di dotti che devono divulgare il loro sapere ai poveri in-dotti che devono subire le lezioni di questi nuovi detentori del saper che gridano e umiliano e mortificano con sadica crudeltà chi non appartiene al circolo, al loro circolo. 

Inconsapevoli del vortice di follia che ci circonda si corre il rischio di essere automi in balia di un vortice del non sapere e del non essere che priva di rispetto e dignità personale, un po' come dei naufraghi su di una zattera che ormai esausti e disidratati, al limite dal morire di sete, non pensano minimamente al fatto che stiano galleggiando su un corso d’acqua dolce. E così anche se la soluzione a portata di mano non sempre si è pronti a vedere e cercare la verità. Un po' come essere coinvolti in un numero di magia, il mago ipnotizza e riesce a farti credere di vedere ciò che non è e persuadere che ciò che è non è. Insomma un bel gioco di parole, ma vivere consapevoli della realtà è il miglior modo di viaggiare l’avventura della vita.

Questi nuovi eletti si muovono nell’ombra pronti a raggiungere la preda, che sarà sbranata con avidità e in questo trasmigrare di ruoli c’è chi riesce a sopravvivere e sfuggire da questi nuovi predatori contemporanei che vogliono usurpare identità morale e intellettuale, nutrendosi della luce altrui per far risplendere quella che è la loro oscurità. 

Illusione, apparenza o realtà, come una metafora che si muove in una terra dimezzo senza una reale combinazione di ciò che è, come un pensiero solo popolato da fantasmi. Attraverso le culture, i luoghi le epoche tutto si tramanda e si trasforma adattandosi alle nuove forme. Elemento atavico e trascendentale per l’individuo che non si è liberato da secoli di orrori ed errori ,che si riporta come parte indivisibile di tutto ciò che lo circonda: guerra, istruzione, eguaglianza, un perpetuo rincorrersi in un’alternanza senza fine. Il contesto sociale sembra ricco di buoni propositi e cambiamento, ma tutto è reso difficile dalla contaminazione della relazionalità.

  Saper essere in relazione con ciò che circonda o con chi fa parte della centratura del tutto per un buon cambiamento, questo a confermare il valore immenso di una sana comunicazione, il valore della parola e della giusta scelta di esse nel comunicare un pensiero che poi diventa azione e ancora realtà. Si è alla continua ricerca delle radici della vita, della famiglia, del territorio, di sé, in una valenza filosofica come principio o causa di tutte le cose. Radici profonde: culturali, etniche, geografiche che riconducono a un tutto comune, un filo conduttore che si ingarbuglia solo nella fase di lotta tra bene e male. 
Parole e azioni inespresse intrappolate in un groviglio emotivo, un silenzio assenso da cui tutto si origina; anche le parole hanno radici così forti che assumono un potere nuovo che può dare forza al cambiamento. 

Il rispetto è a prescindere da ogni cosa, altrimenti non vi può essere interazione.

Simona Trunzo

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